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Legamenti del ginocchio: cosa sono, a cosa servono, infortuni e recupero

~February 27, 2026
12 minuti
legamenti del ginocchio

I legamenti del ginocchio sono strutture robuste e resistenti, paragonabili a “cinghie” di tessuto fibroso, che collegano tra loro le ossa e guidano il movimento dell’articolazione. Il ginocchio, infatti, non è una semplice cerniera: mentre piega ed estende la gamba deve anche gestire piccole rotazioni e, soprattutto, mantenere stabilità quando camminiamo, corriamo, saltiamo o cambiamo direzione. In questo equilibrio delicato i legamenti hanno un ruolo centrale: limitano i movimenti eccessivi e proteggono cartilagini, menischi e superfici articolari da sollecitazioni potenzialmente dannose.

Quando uno o più legamenti si stirano o si rompono, la conseguenza più tipica è la sensazione di “cedimento” o instabilità, spesso associata a dolore e gonfiore. In molti casi la lesione avviene durante sport con contatti o cambi di direzione rapidi (calcio, basket, sci), ma può accadere anche nella vita quotidiana, per esempio con una scivolata o un passo falso. Capire quali sono i principali legamenti, quali sintomi devono far sospettare un infortunio e come funziona il percorso di diagnosi e recupero aiuta a muoversi in modo più sicuro e a ridurre il rischio di cronicizzare il problema.

In questa guida, con un taglio pratico e comprensibile, vediamo insieme: quali sono i legamenti del ginocchio, come si lesionano, quali esami servono davvero, quali opzioni di trattamento esistono (con e senza chirurgia) e come impostare una riabilitazione efficace. Le informazioni sono generali e non sostituiscono la valutazione clinica: ogni ginocchio, e ogni stile di vita, meritano un piano su misura.

Quali sono i principali legamenti del ginocchio

Nel ginocchio si distinguono quattro legamenti “principali”, fondamentali per la stabilità: legamento crociato anteriore (LCA), legamento crociato posteriore (LCP), legamento collaterale mediale (LCM) e legamento collaterale laterale (LCL). A questi si aggiungono altre strutture di rinforzo (capsula articolare, legamenti meniscofemorali, complessi posterolaterali), che diventano particolarmente importanti nei traumi complessi.

  • Legamento crociato anteriore: controlla soprattutto lo “scivolamento in avanti” della tibia rispetto al femore e contribuisce alla stabilità rotatoria. È uno dei legamenti più coinvolti negli infortuni sportivi, spesso in atterraggi o cambi di direzione.

  • Legamento crociato posteriore: limita lo “scivolamento indietro” della tibia. Può lesionarsi in traumi diretti sulla tibia con ginocchio flesso (ad esempio incidenti stradali o urti nello sport).

  • Legamento collaterale mediale: stabilizza il lato interno del ginocchio e si stressa in movimenti che “spingono” il ginocchio verso l’interno. Spesso è coinvolto nelle distorsioni.

  • Legamento collaterale laterale: stabilizza il lato esterno, meno frequentemente lesionato da solo ma importante nei traumi del compartimento laterale.

Questi legamenti lavorano insieme ai muscoli della coscia (quadricipite e ischiocrurali) e ai propriocettori, cioè i sensori che “informano” il cervello sulla posizione dell’articolazione. Per questo, nella pratica, la stabilità del ginocchio non dipende solo dall’integrità di un legamento: dipende anche da forza muscolare, controllo neuromotorio e qualità del movimento.

A cosa servono i legamenti del ginocchio

La funzione dei legamenti del ginocchio è garantire stabilità senza “bloccare” il movimento. In altre parole, permettono al ginocchio di muoversi in modo fluido ma impediscono che si muova troppo o nella direzione sbagliata. Questo è fondamentale perché le superfici articolari e i menischi sono progettati per carichi distribuiti e traiettorie precise: se il ginocchio diventa instabile, aumenta lo stress su cartilagine e menischi e, nel tempo, può crescere il rischio di dolore persistente e degenerazione articolare.

  • Stabilità antero-posteriore: LCA e LCP controllano gli scivolamenti della tibia rispetto al femore durante cammino, corsa e frenate.

  • Stabilità laterale: LCM e LCL resistono alle forze che “aprono” l’articolazione verso l’interno o verso l’esterno.

  • Stabilità rotatoria: soprattutto il LCA, insieme a capsule e strutture periferiche, limita rotazioni eccessive durante cambi di direzione.

  • Protezione di menischi e cartilagine: mantenendo l’allineamento corretto, riducono microtraumi ripetuti e sovraccarichi.

Da qui deriva un concetto importante: anche una lesione “parziale” può dare sintomi significativi se altera la stabilità funzionale, specialmente in chi pratica sport o svolge lavori fisicamente impegnativi.


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Come avvengono le lesioni: cause e meccanismi più comuni

Le lesioni dei legamenti possono essere dovute a un trauma netto (ad esempio una torsione improvvisa) oppure a combinazioni di forze (rotazione + valgismo, cioè ginocchio che “collassa” verso l’interno). Nel caso del LCA, un numero rilevante di lesioni avviene senza contatto diretto, semplicemente per un atterraggio sbilanciato o un cambio di direzione con piede “piantato” a terra.

  • Cambio di direzione o arresto improvviso: tipico di calcio e basket; aumenta la sollecitazione su LCA e strutture rotatorie.

  • Atterraggio da salto: se il ginocchio cade in “valgismo dinamico” (verso l’interno) e il tronco è sbilanciato, cresce il rischio di stress sul LCA.

  • Trauma da contatto: placcaggi, contrasti o impatti laterali possono coinvolgere collaterali e crociati.

  • Cadute e scivolate: comuni nella vita quotidiana; possono provocare distorsione al ginocchio con interessamento dei collaterali o, in casi più importanti, dei crociati.

  • Trauma diretto sulla tibia: per esempio ginocchio flesso e urto frontale; meccanismo classico per LCP.

Non sempre una lesione è “tutto o nulla”. Si parla spesso di gradi di lesione (in modo semplificato): stiramento, lesione parziale, lesione completa. Tuttavia la decisione terapeutica non dipende solo dal “grado” scritto nel referto, ma da stabilità, sintomi, obiettivi della persona e presenza di danni associati (menisco, cartilagine, altre strutture).

Sintomi di legamento del ginocchio lesionato

I sintomi possono variare molto in base al legamento coinvolto, alla gravità e a eventuali lesioni associate. Alcune persone descrivono un evento traumatico evidente; altre, soprattutto nelle lesioni parziali o in chi ha una buona muscolatura, notano instabilità solo in determinate situazioni (scale, terreni irregolari, sport). Un segnale da non sottovalutare è l’idea che “il ginocchio non sia più affidabile”.

  • Dolore acuto: spesso immediato dopo il trauma; può localizzarsi all’interno o all’esterno (collaterali) oppure più diffuso.

  • Gonfiore: può comparire rapidamente (entro poche ore) o più lentamente; il gonfiore precoce, in alcuni contesti, può suggerire sanguinamento intra-articolare.

  • Instabilità o cedimento: sensazione che il ginocchio “scappi” o ceda, soprattutto in rotazione o in appoggio monopodalico.

  • Limitazione del movimento: difficoltà a stendere o piegare, talvolta per dolore o per versamento.

  • Rumore o sensazione di schiocco: alcune persone riferiscono un “pop” al momento dell’infortunio, più tipico nelle lesioni del LCA, ma non è un segno certo.

Se il dolore al ginocchio persiste o peggiora, o se compare gonfiore importante, è utile non “stringere i denti” troppo a lungo: un inquadramento precoce aiuta a evitare compensi e a impostare la riabilitazione corretta.

Legamenti, menisco e cartilagine: perché spesso si lesionano insieme

Il ginocchio è un sistema integrato: quando una forza traumatica supera la capacità di un legamento, spesso non si ferma lì. Un esempio classico è la lesione del LCA associata a danno meniscale o a contusione ossea. Allo stesso modo, un trauma in valgismo può coinvolgere LCM e menisco mediale. Questo non significa che “se si rompe un legamento si rompe tutto”, ma spiega perché i sintomi possono essere complessi e perché la diagnosi non può basarsi solo sul punto in cui fa male.

Il menisco, in particolare, funziona come un “ammortizzatore” e come stabilizzatore secondario. Se la stabilità legamentosa viene meno, il menisco può essere chiamato a un lavoro eccessivo, con aumento del rischio di lesione o di peggioramento nel tempo. Per questo, nei percorsi di recupero, oltre al legamento si guarda alla qualità del movimento e alla distribuzione dei carichi.

Diagnosi: visita, test clinici ed esami utili

La diagnosi di lesione legamentosa parte quasi sempre da una buona anamnesi (come è successo, che sport fai, cosa ti dà instabilità) e da una visita ortopedica o fisiatrica con test specifici. I test più noti (come Lachman e pivot shift per LCA, cassetto posteriore per LCP, stress in valgismo/varismo per collaterali) sono strumenti clinici, non “prove definitive” isolate: la loro attendibilità dipende anche dal dolore, dal gonfiore e dalla capacità di rilassare la muscolatura durante la manovra.

  • Visita specialistica: valuta stabilità, dolore, range di movimento, eventuali blocchi o segni di lesioni associate.

  • Ecografia: può essere utile per alcune strutture superficiali e per valutare versamento, ma non è l’esame più completo per crociati.

  • Radiografie: servono soprattutto per escludere fratture o distacchi ossei in seguito a trauma.

  • Risonanza magnetica: è l’esame di riferimento per visualizzare legamenti, menischi e cartilagine e per definire il quadro complessivo.

In alcune situazioni, specie se dolore e gonfiore sono importanti, può essere sensato rimandare alcuni test clinici “aggressivi” di pochi giorni e rivalutare dopo una prima fase di gestione dei sintomi. L’obiettivo è evitare valutazioni falsate dalla rigidità o dalla contrattura protettiva.

Trattamento: cosa si fa dopo una lesione dei legamenti

Il trattamento dipende da: legamento coinvolto, stabilità residua, attività (sportiva e lavorativa), età biologica, danni associati e obiettivi personali. In generale, molte lesioni dei collaterali possono migliorare con un percorso conservativo ben fatto; per il LCA, la scelta tra riabilitazione e ricostruzione chirurgica è più spesso legata al grado di instabilità e alla necessità di sport pivot (con tagli e rotazioni). Il LCP, in molte forme, viene trattato inizialmente in modo conservativo, riservando la chirurgia a casi selezionati.

  • Gestione del dolore e del gonfiore: riposo relativo, carico graduale, strategie per ridurre il versamento e recuperare mobilità. In alcuni casi si valutano farmaci antinfiammatori o analgesici, ma sempre con indicazione medica.

  • Tutori e supporti: possono aiutare nelle prime fasi (soprattutto per collaterali) o in caso di instabilità, ma non sostituiscono il lavoro di rinforzo e controllo motorio.

  • Fisioterapia e riabilitazione: è il pilastro del recupero, sia nei trattamenti conservativi sia dopo chirurgia.

  • Chirurgia ricostruttiva: considerata soprattutto per LCA (e in alcuni casi complessi di LCP o instabilità multiple). L’obiettivo è ripristinare stabilità e ridurre episodi di cedimento, soprattutto in chi vuole tornare a sport con rotazioni.

Un errore comune è pensare che “operazione = guarigione” o, al contrario, che “fisioterapia = sempre sufficiente”. In realtà il risultato dipende dalla combinazione corretta tra indicazione, qualità della riabilitazione, progressione del carico e rispetto dei tempi biologici di guarigione.

Riabilitazione: come si recupera stabilità e fiducia nel ginocchio

La riabilitazione dopo una lesione dei legamenti del ginocchio non serve solo a “rinforzare”. Serve a riportare il ginocchio a muoversi bene in situazioni reali: cammino veloce, scale, corsa, salti, cambi di direzione. Un percorso efficace lavora su dolore e gonfiore, recupero del movimento, forza, controllo neuromuscolare e propriocezione, fino al gesto sportivo o lavorativo specifico.

  • Recupero del range di movimento: riottenere estensione completa e flessione progressiva aiuta a normalizzare il passo e ridurre sovraccarichi.

  • Rinforzo muscolare progressivo: quadricipite, ischiocrurali, glutei e polpaccio stabilizzano il ginocchio “dall’esterno”.

  • Propriocezione ed equilibrio: esercizi su superfici instabili o in appoggio monopodalico migliorano la capacità di reagire agli imprevisti.

  • Rieducazione del gesto: imparare ad atterrare, frenare e cambiare direzione in modo sicuro riduce il rischio di recidiva.

  • Ritorno allo sport o all’attività: si decide con criteri funzionali (forza, test di salto, qualità del movimento), non solo con il calendario.

Se ti stai chiedendo “quanto ci vorrà?”, la risposta più onesta è: dipende. Dopo lesioni lievi dei collaterali, il recupero funzionale può essere relativamente rapido. Dopo ricostruzione del LCA, i tempi per tornare a sport con pivoting sono spesso di molti mesi, con tappe intermedie e verifiche. Il focus dovrebbe essere la qualità del recupero: un rientro troppo precoce, senza criteri funzionali, aumenta il rischio di nuovo infortunio.


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Tempi di recupero: cosa aspettarsi in modo realistico

I tempi di recupero non sono uguali per tutti e non dipendono solo dal “tipo di legamento”. Contano il grado della lesione, le strutture associate, l’età, lo stile di vita, la costanza nella riabilitazione e l’obiettivo finale (camminare senza dolore è diverso dal tornare a fare sport agonistico). Detto questo, esistono alcune traiettorie tipiche che possono aiutare a orientarsi, senza trasformarle in promesse.

  • Lesioni lievi o stiramenti: spesso migliorano in settimane con gestione dei sintomi e fisioterapia.

  • Lesioni dei collaterali: molte forme guariscono con trattamento conservativo in alcune settimane, con progressione del carico e, quando indicato, uso di tutore.

  • Lesione del LCA: se trattata conservativamente, i tempi dipendono dalla stabilità raggiunta; se trattata chirurgicamente, il recupero è graduale e può richiedere diversi mesi per sport ad alta richiesta.

  • Traumi complessi: quando sono coinvolte più strutture (crociati + collaterali + menisco), i tempi possono allungarsi e servono follow-up più stretti.

Durante il recupero può capitare di avere giornate “no” e piccole fluttuazioni dei sintomi: non è automaticamente un segno di danno. Ma dolore crescente, gonfiore che aumenta dopo sforzi minimi o nuovi episodi di cedimento sono segnali da riferire al professionista che ti segue.

Prevenzione: come ridurre il rischio di infortunio ai legamenti

La prevenzione non elimina al 100% il rischio, ma lo riduce in modo significativo, soprattutto negli sport con salti e cambi di direzione. I programmi di prevenzione più efficaci uniscono forza, controllo del movimento e allenamento neuromuscolare. Sono particolarmente importanti in chi ha già avuto una lesione al LCA, ma utili anche come “igiene del movimento” per chiunque pratichi sport.

  • Forza di glutei e cosce: una buona catena cinetica (anca–ginocchio–caviglia) aiuta a controllare il valgismo dinamico.

  • Tecnica di atterraggio: imparare ad atterrare con ginocchia allineate e tronco stabile riduce carichi indesiderati.

  • Propriocezione e reattività: esercizi di equilibrio e rapidità migliorano la risposta ai cambi improvvisi.

  • Progressione dei carichi: aumentare intensità e volume in modo graduale riduce il rischio di incidenti da “troppo e troppo presto”.

  • Recupero e sonno: la fatica altera la coordinazione; recuperare bene è parte della prevenzione.

Un aspetto spesso sottovalutato è la gestione del rientro: tornare in campo o in palestra quando il ginocchio “sembra ok” ma non ha ancora recuperato forza e controllo può essere rischioso. I test funzionali e l’osservazione della qualità del movimento aiutano a prendere decisioni più sicure.

Quando consultare un medico

È consigliabile consultare un medico (medico di base, fisiatra o ortopedico) se dopo un trauma al ginocchio compaiono gonfiore importante, difficoltà a caricare il peso, instabilità o sensazione di cedimento, dolore intenso che non migliora in pochi giorni, o limitazione marcata del movimento. È utile farsi valutare anche quando i sintomi sembrano “tollerabili” ma persistono nel tempo, perché una instabilità non riconosciuta può predisporre a nuovi episodi e a danni associati. In presenza di deformità evidente, incapacità di camminare, dolore molto forte o sospetto di frattura, è opportuno rivolgersi con urgenza a un pronto soccorso.

FAQ sui legamenti del ginocchio

Come capisco se ho rotto un legamento del ginocchio?

I segnali più comuni sono dolore, gonfiore (a volte rapido), e soprattutto instabilità o episodi di cedimento. Tuttavia non è possibile esserne certi senza una visita e, quando indicato, esami come la risonanza magnetica. Alcune lesioni parziali danno sintomi più sfumati.

Si può camminare con il crociato anteriore rotto?

Molte persone riescono a camminare anche con una lesione del LCA, soprattutto dopo la fase acuta. Il punto non è solo “camminare”, ma se il ginocchio resta stabile nelle attività quotidiane e, soprattutto, in movimenti con rotazioni o cambi di direzione. La scelta del trattamento dipende molto da questo.

Quanto tempo ci vuole per guarire da una distorsione al ginocchio?

Dipende da quali strutture sono coinvolte e dalla gravità. Alcune distorsioni lievi migliorano in poche settimane; in caso di lesioni legamentose più significative o danni associati, i tempi possono essere più lunghi e richiedere un percorso di riabilitazione strutturato.

Quando serve la risonanza magnetica per i legamenti del ginocchio?

La risonanza magnetica è spesso indicata quando la visita suggerisce una lesione dei crociati o quando i sintomi (instabilità, gonfiore ricorrente, blocchi) persistono. Serve anche a valutare menischi e cartilagine e a definire il quadro complessivo, utile per decidere la strategia terapeutica.

La fisioterapia basta per una lesione del crociato anteriore?

In alcuni casi sì, soprattutto se l’instabilità è minima e gli obiettivi non includono sport con pivoting. In altri casi, nonostante una buona riabilitazione, persistono cedimenti che rendono più indicata la ricostruzione chirurgica. La decisione va personalizzata con lo specialista.

Come si prevengono le lesioni dei legamenti del ginocchio nello sport?

I programmi più efficaci includono forza, propriocezione e allenamento della tecnica di atterraggio e dei cambi di direzione. La costanza è fondamentale: bastano sessioni brevi ma regolari integrate nel riscaldamento.

AutoreElty

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